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Todi tra draghi e regoli

Todi tra  draghi e regoli 

 

“Lo abbiamo cercato in mezzo a fossi terrificanti, abbiamo visto il suo respiro salire denso dai pozzi della Grotta della Piana.

Siamo andati a scovarlo anche sotto le acque del Tevere, là, in un posto che tutti chiamano “Inferno”.

Invece lui, il re dei serpenti, il regolo, il drago mitologico era a due passi dalle nostre case.

Era nel centro della nostra città, scolpito, dipinto, raccontato in più e più modi.

Lui nato da un gallo, covato da un rospo, per metà  serpente ci ha impauriti da fanciulli.

Lui ci ha “affatato” da adulti con una storia che si tramanda di bocca in bocca.

 

Lui che fa del folklore contadino il vero legame storico della nostra comunità “

 

Tante sono le storie le leggende e le “testimonianze” di Draghi e Regoli che si aggiravano nella nostra valle del Tevere.

Hotel Fonte Cesia - costola del drago

Qualche anno fà ci fù proprio una mostra dedicata interamente ai nostri Draghi.

 

Si evidenziava la presenza del drago e del regolo nella iconografia medievale e nelle sculture di S.Fortunato e del Duomo di Todi.

Organizzata dal gruppo speleologico insieme agli Urban Divers di Todi, esponeva alcuni reperti, come la costola del Drago del Forello.

 

 

Il drago dell’Infernaccio 

Gli speleologi raccontano l’esplorazione del Forello e delle sue cavità che mantengono, nella memoria collettiva, un rapporto diretto con tali presenze mitologiche.

Tanti racconti e storie che ruotano intorno al demonio trasformatosi in Drago.

Prima fra tutte la Grotta di S.Romana da cui il demoniaco drago faceva stragi di persone, per poi parlare delle storie sullo Scoglio del Serpente e sul fantomatico Infernaccio.

Il costola del drago, come da leggenda, ucciso dal soldati mandati dal vescovo di Todi, è conservata nel Tempio di S. Maria della Consolazione.

La tana del Drago è segnalata nella cartografia è stata ed è oggetto di varie immersioni degli speleo sub allo scopo di capire meglio i segni cartografici.

Esplorazioni fatte soprattutto la zona dell’Infernaccio dove il Tevere “scompariva in un buco nero tra mille gorgoglii“.Hotel Fonte Cesia - Gruppo speleologico Todi Grotta della Piana

 

Se siete dei curiosi come noi e volete visitare la Grotta della Piana o le Gole del Forello, contattateci o contattate il gruppo Speleologico di Todi o Urban Divers, 

Sarà una giornata indimenticabile.

 

 

Il drago di San Silvestro

Scendendo lungo il Corso si arriva al Trivio di Santa Maria caratterizzato dalla presenza della Chiesa di San  Silvestro.

La chiesa, una delle più antiche della Città, costruita prima  dell’XI secolo.

Al suo interno contiene innumerevoli affreschi di cui uno in particolare rappresenta Papa Silvestro che sottomette il Drago.

 La leggenda, infatti, vuole che il Pontefice avesse sul Monte Soratte sconfitto ed ucciso un drago.

Il drago, simbolo del male, è dipinto accovacciato ai piedi del santo, tenuto legato con una catenella, in atto di totale sottomissione.

La suggestione del drago silvestriano potrebbe aver contagiato i manovali che nel settecento, scavando nell’orto della chiesa della S.S. Trinità, posta a pochi metri da S. Silvestro, trovarono delle ossa fuori dal normale.

Ecco il racconto che ne fa Pirro Lavi:

“Nel mese di Maggio  del 1773, in Todi, mentre si scavava la terra per le fondamenta del nuovo orto claustrale del monastero della S.S. Trinità, verso ponente riguardante Porta Fratta, fu scoperto lo scheletro di una gran bestia.

L’osso delle gambe davanti che era senza giuntura, misurava sette palmi, mentre gli ossi delle altre gambe avea a modo di falce.

 I manovali appena veduta la bestia, giocando fra loro, si tiravano addosso tali ossi a tanto che li ridussero in pezzi, i denti però furono salvati.

 La superiora delle monache poi o per naturale aborrimento o per superstizione senza conoscere quel che si  facesse, ridotto già in  minuti  pezzi lo scheletro, lo  fece disperdere” 

Il Regolo

Forse il più piccolo ma sicuramente il più temuto: Il Regolo.

Il re dei serpenti, un rettile squamoso con le sembianze di un gallo con coda di serpente o di un serpente alato.

Ricorda il basilisco greco.

Nasce da un uovo di gallo di sette o quattordici anni, covato su un mucchio di letame da un rospo o da una rana.

Uccide con lo sguardo, con l’alito letale o scarnificando i malcapitati con il solo contatto.

La leggenda narra che vivesse lungo il Tevere nello“Scoglio del serpente”terrorizzando le genti di Todi e della valle.

Si dice che fù San Giorgio ad ucciderlo, una volta uscito dalla grotta.

Curiosità:

Altra testimonianza di Draghi in Umbria è La Costola del Drago a Pieve di S. Crescenziano, Pieve de’Saddi Pietralunga.

Si dice che il valoroso soldato Crescenziano uccise questo rettile mostruoso che uccideva la popolazione con il suo alito pestilenziale.

Oggi  resta la fonte con odori sulfurei dalla quale usciva il drago.

Nella Pieve de’Saddi  si trova il collare di ferro che legava S. Crescenziano (martirizzato) e una gigantesca costola spezzata di circa 2 metri che apparteneva al drago da lui ucciso.

Nel Duomo di Città di Castello sono visibili dipinti che illustrano l’uccisione del drago.